Bill fissava il soffitto, chiedendosi se avrebbe dovuto dire qualcosa, intavolare una conversazione, scusarsi di nuovo… Sapeva che il silenzio si sarebbe fatto troppo pesante. Tom non pensava nulla. O meglio, non voleva pensare a nulla, voleva godersi il momento, senza ripensare a ciò che era successo. - Uh… - gemette piano Bill, portandosi una mano al pancione. - Ha cominciato a scalciare… - Tom sbattè le palpebre e per un attimo si chiese chi aveva cominciato a scalciare, poi riconnesse. - Oh… - mormorò girandosi su un fianco, e poggiò una mano su quella di Bill. Calcio. Il rasta rise. - Eh sì, calcia forte… Da grande farà il calciatore, o il lottatore di wrestling - - Neanche per sogno! - ribattè subito Bill, infervorato. - Non sono nemmeno lavori quelli! - - Come no? Sai quanto guadagna un calciatore? - - Non voglio che nostro figlio finisca con le ginocchia a pezzi a vent’anni! E poi non è neanche detto che sia un maschietto! - - …Sentiamo, cosa dovrebbe fare? - Bill si portò una mano al mento, pensieroso. - Un grande scienziato… Un avvocato? O un famoso imprenditore… ah! Mi ha dato un calcio! - Tom rise. - Ci sta dicendo ‘papà, papà… tornate sulla Terra’. - si alzò a sedere. - Anzi, perché non chiediamo direttamente a lui cosa vuole fare? - Prima che Bill avesse il tempo di capire, il rasta aveva già poggiato l’orecchio sul suo ombelico, e con la mano ‘bussava’ leggermente sulla pelle scoperta. - Toc, toc… mi senti Signor Figlio? - Il moro rise. - Tomi… - - Ho sentito un movimento… si è messo in ascolto, bene. - si schiarì la voce. - Sono il tuo papà, quello con le liane in testa… Insomma, quello meno bello… - lanciò un’occhiata divertita a Bill, che era leggermente arrossito e aveva sbuffato un altro ‘Tomi’ coprendosi il viso con le mani. - Io e il tuo papà Bill, qui, ci stavamo chiedendo cosa vorresti fare da grande… Siccome i nostri pareri sono un po’ discordi, ci chiedevamo se tu avessi qualche idea in proposito… - Rimase in attesa, con Bill che cercava di non ridere di tutta la situazione. - Mh-mh… capito… sì, certo… ah, sì, giusto… ok… - disse Tom annuendo. Bill inarcò un sopracciglio. - Cosa dice? - - Che vorrebbe essere lasciato in pace, perché ha ancora diciotto anni e tre mesi circa da godersi prima di pensare alle responsabilità - Bill scoppiò a ridere, gettando la testa all’indietro nel cuscino. Tom sorrise, contento di averlo fatto ridere, poi posò un bacio sul pancione. Pensò che sicuramente il bambino o bambina poteva davvero sentirlo, aveva letto diverse cose al riguardo. Forse era il momento giusto per dire qualcosa che gli premeva particolarmente. Fissò la pancia e riprese a parlare. - Senti piccolo… o piccola… spero non mi odierai quando verrai al mondo… So che ho fatto tanto male al papà non molto tempo fa, e ancora non me lo perdono… ma spero di essere un buon padre per te, e per il tuo fratellino Konny… ce la metterò tutta per riscattarmi quindi… sappi che anche se non sei ancora al mondo, ti amo tantissimo… ti amiamo tantissimo… - Bill arricciò le labbra e fece le smorfie più strane nel tentativo di non scoppiare a piangere. Tirò su col naso e tese le braccia esili verso il rasta. - Toomi… - piagnucolò. - Ops, il papà mi reclama - posò un ultimo bacino sull’ombelico. - Ciao ciao - Si stese di nuovo e Bill gli si accoccolò contro, per quello che la pancia gli permetteva. - Tomi, ti amo… - singhiozzetto. - Sc-scusa per quello che ho fatto… Pe-per non averti creduto… scusami… - - Non importa… L’importante è che siamo di nuovo insieme… -
Loveless



 
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